Il coraggio, la compassione e la connessione emotiva sembrano grandi ideali, ma in realtà sono pratiche quotidiane. Quando ci ritroviamo in una situazione di sofferenza non è saggio continuare imperterriti e ciecamente sulla stessa strada sperando di ottenere risultati diversi: è il momento di usare il coraggio e fare scelte deliberate e innovative. Come scrive la psicologa americana Brené Brown: “il coraggio si impara esercitandolo.” 

Avere coraggio significa innanzitutto affrontare chi siamo, accettando con compassione anche le nostre debolezze ed imperfezioni, senza giudicarci severamente.  Accettare noi stessi per come siamo veramente può essere difficile, ma non difficile come trascorrere la vita sfuggendo dalla realtà. Non conviene tradire la nostra autenticità per ottenere l’approvazione altrui. Quando lo facciamo è perché abbiamo smesso di credere al nostro valore e stiamo cercando di ricomprarlo dagli altri.

Avere coraggio significa parlare onestamente e apertamente di chi siamo, di quello che proviamo e delle nostre esperienze (positive e negative). 

Quando ci ritroviamo in una situazione di sofferenza, il nostro primo istinto è quello di proteggere noi stessi, spesso cercando qualcuno o qualcosa a cui dare la colpa.  Quando accusiamo gli altri e li giudichiamo senza nessuna compassione siamo poi così esausti e consumati dalla rabbia che non abbiamo le forze di mettere in pratica le giuste conseguenze e farle rispettare. Quando esercitiamo la nostra compassione invece che il giudizio, siamo più sicuri di chi siamo e di cosa abbiamo bisogno e di conseguenza siamo anche più capaci di farci rispettare con gentilezza e fermezza. 

Quando ci accorgiamo di aver commesso un errore e ci sentiamo assalire dalla vergogna, il nostro istinto ci spinge a rinchiuderci in noi stessi. E’ coraggioso invece fare l’esatto contrario: prendere coscienza degli errori commessi e aprirsi a qualcuno che si è guadagnato il diritto di vederci per come siamo veramente, qualcuno su cui possiamo contare e che risponderà con compassione. La vergogna viene amplificata nella solitudine, ma non sopravvive quando viene condivisa, quando tendiamo la mano all’altro e l’altro risponde con compassione. 

Quando accettiamo con compassione le nostre imperfezioni abbiamo il coraggio di chiedere quello di cui abbiamo bisogno e siamo aperti a riceverlo. La disponibilità a mostrare all’altro la nostra imperfezione porta ad una rafforzamento della relazione che continua nel tempo. Quando rispondiamo con compassione alle imperfezioni altrui siamo pronti ad aiutarli senza giudicarli, stabilendo connessioni emotive autentiche. 

The Gifts of Imperfection di Brené Brown. Hazelden Publishing (2010).

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