Cosa Costituisce Tradimento?

Secondo le ricerche di John Gottman alla base di ogni relazione fallita c’è un tradimento. Quando pensiamo alla parola tradimento spesso pensiamo al tradimento sessuale. Ma il tradimento di tipo sessuale è solo uno dei tanti tipi di slealtà che può minacciare la coppia. Il tradimento è un qualsiasi atto che non mette al primo posto l’impegno preso col partner. Alcuni tipi comuni di tradimento includono: l’essere emotivamente assenti, prendere le parti di un genitore contro il partner, mancare di rispetto, non rispettare promesse importanti e mentire e mantenere segreti con altre persone. Anche questi tradimenti possono avere effetti devastanti sulla coppia.

Riconoscere le Emozioni

Perché è importante saper riconoscere le proprie emozioni nel momento in cui le proviamo?

1) Quando non si riesce a riconoscere e ad identificare le proprie esperienze emotive diventa estremamente difficile comprendere cosa ci fa stare bene e cosa ci fa stare male e di conseguenza stabilire quali sono i nostri obiettivi e le nostre priorità.

2) Se non riusciamo a riconoscere le nostre emozioni non possiamo comunicare in modo efficace ed assertivo ciò che desideriamo, ciò che non vogliamo e ciò di cui abbiamo bisogno.

3) L’identificazione e la descrizione delle nostre emozioni è il primo passo per la regolazione emotiva. Se non riusciamo a riconoscere un’emozione nel momento in cui la proviamo, la carica emotiva soppressa e accumulata può generare la tendenza ad avere reazioni emotive non controllate, inappropriate e per noi controproducenti. 

4) L’incapacità di riconoscere le emozioni può portare a liberarsi dalle tensioni causate da stati emotivi non piacevoli mediante comportamenti compulsivi come disturbi del comportamento alimentare, abuso di sostanze e dipendenze.

La Battaglia delle Intenzioni

In una conversazione difficile spesso c’è un nodo centrale: la discussione su chi aveva intenzione di fare cosa. L’attribuzione dell’intenzione è importante perché dall’intenzione dipende il nostro giudizio: se scopriamo che l’altro ci ha danneggiato intenzionalmente, la nostra reazione cambia e il nostro giudizio diventa decisamente più severo. E diventa più severo anche quando riteniamo che l’altro non abbia una buona giustificazione: reagiamo in maniera diversa quando troviamo la nostra macchina bloccata da un’ambulanza o da qualcuno che si sta prendendo un caffè al bar, anche se il disagio è esattamente lo stesso.

Non sappiamo mai veramente quali siano (o siano state) le intenzioni del nostro interlocutore, ma nell’incertezza spesso partiamo dal presupposto che il nostro interlocutore ci abbia ferito per disattenzione o egocentrismo, senza dare all’altro il beneficio del dubbio. Se a ferirci è una persona a noi vicina questo presupposto ci causa molta sofferenza. Inoltre, anche se tendiamo ad attribuire all’altro intenzioni negative, non lo facciamo quando riguarda noi stessi. Se l’altro è in ritardo, è perché è una persona irresponsabile. Se invece siamo noi ad essere in ritardo, è colpa del traffico. E’ ben nota in psicologia la tendenza a sottostimare l’influenza che i fattori esterni possono avere nel determinare il comportamento altrui. Questo ci porta a credere che le azioni dell’altro rispecchino fedelmente la sua personalità, non considerando che spesso una persona agisce senza nessun intento particolare, oppure con un misto di intenzioni benevole e malevole. Nel caso di una relazione intima questa tendenza ad attribuire all’altro intenzioni negative è spesso amplificata. Quando il partner lascia i piatti sporchi nel lavello o si dimentica di comprare una provvista interpretiamo queste mancanze non solo come difetti nella sua personalità (“si comporta così perché è egoista”), ma anche come mancanza di rispetto nei nostri confronti, anche quando è improbabile che le dimenticanze siano state compiute con intento malevolo.  E inizia la discussione che Douglas Stone e i suoi colleghi dell’Harvard Negotiation Project chiamano “la battaglia delle intenzioni,” con da una parte una persona che accusa e dall’altra parte una persona che nega. Spesso la stessa discussione si ripete molte volte, senza risoluzione alcuna, lasciando entrambi gli interlocutori arrabbiati e umiliati.

E’ tuttavia importante distinguere tra intenzione e impatto perché sono due fenomeni separati. Il comportamento di una persona può avere un impatto devastante indipendentemente dalle intenzioni. Quando un nostro comportamento risulta in un danno per la persona che ci sta accanto, occorre riconoscere l’impatto negativo da noi causato e riconoscere la sofferenza inflitta, anche quando le nostre intenzioni erano benevole. Se si pesta un piede ad uno sconosciuto, ci si scusa anche se non è stato fatto intenzionalmente. Non si mette in dubbio o si minimizza la sofferenza altrui (che non possiamo valutare perché dipende da tanti fattori) e soprattutto non si possono utilizzare le buone intenzioni per giustificare il danno arrecato. 

Difficult Conversations di Douglas Stone, Bruce Patton e Sheila Heen (Harvard Negotiation Project). Penguin Books (2011).

Certezza e Curiosità

Nelle discussioni è importante spostarsi da una posizione di certezza (“Ho ragione, questa è la verità”) ad una posizione di curiosità e di comprensione per il punto di vista dell’altro. Ciascun interlocutore ha informazioni incomplete. Inoltre le informazioni a disposizione degli interlocutori spesso non coincidono: ciascun interlocutore nota dettagli diversi, ha una sensibilità diversa e interpreta gli eventi basandosi sulle proprie esperienze passate o sulle regole apprese nel corso della sua vita. Quindi è importante ascoltare l’altro con la consapevolezza che il mondo è complesso e che diverse realtà possono coesistere. Il passaggio da una posizione di certezza ad una di curiosità è a volte anche un passaggio da una posizione di vittima impotente degli eventi esterni ad una di crescita e autoconsapevolezza. Durante questo percorso la persona impara a conoscersi e quindi a scegliere come vuole vivere.

La Comunicazione

It is the quality of our relationships that determines the quality of our lives. – Esther Perel

La qualità delle nostre relazioni determina la qualità della nostra vita. – Esther Perel 

Per imparare a gestire la comunicazione e le emozioni nel corso di una conversazione difficile occorre innanzitutto diventare consapevoli delle nostre priorità. Cosa mettiamo al primo posto?

1. Conseguire l’obiettivo ed ottenere ciò che desideriamo?

2. Salvaguardare la relazione?

3. Preservare intatta la nostra dignità?

Con una migliore consapevolezza delle nostre priorità è possibile ridurre l’ansia e imparare a gestire le modalità e i risultati dell’interazione.

In una conversazione “difficile” è poi importante considerare non solo ciò che viene detto, ma anche ciò che non viene detto. Entrambi gli interlocutori hanno pensieri ed emozioni che non rivelano apertamente ma che sono il fulcro della conversazione. Questa discrepanza tra ciò di cui si parla e ciò che non viene rivelato è proprio ciò che rende difficile la comunicazione. Ciascun interlocutore deve quindi decidere cosa rivelare e cosa invece non è opportuno rivelare. Nello stesso tempo è fondamentale gestire ciò che sta accadendo dentro di noi e che ci distrae dalla negoziazione.

Ogni conversazione in realtà consta di tre conversazioni distinte:

1. La discussione dei fatti. Spesso ci si trova in disaccordo su cosa è successo o su cosa dovrebbe accadere. Qual è la verità? Di chi è la colpa? Come si può rimediare?

2. L’incontro tra i sentimenti. I sentimenti fanno parte di ogni conversazione difficile: è giusto quello che provo? Rivelo ciò che sento o è meglio nasconderlo? E se l’altro si arrabbia? Se si offende? Come gestisco i sentimenti dell’altro?

3. La ricerca dell’identità. Cosa significa questa conversazione per me? Che impatto ha sulla mia autostima, sul mio futuro e sul mio benessere?

Difficult Conversations: How to discuss what matters most di Douglas Stone, Bruce Patton e Sheila Teen (Harvard Negotiation Project), Penguin Books (2010). 

Dialectical Behavioral Therapy  Skills Training Manual di Marsha M. Linehan, Guilford Press (2014).

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